Metropolis

Titolo originale:  Metropolis

Nazione:  Germania

Anno:  1927

Genere: Fantascienza

Durata:  153 min.

Regia:  Fritz Lang.

Cast:  Alfred Abel, Gustav Frohlich, Brigitte Helm, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos.

Produzione:  UFA Film

Distribuzione:  Film 2

Metropolis

Fritz Lang, in questo film del 1927, affronta il tema del dominio della macchina sull’uomo, quello della schiavitù dell’operaio, il super potere del datore di lavoro. Temi attuali e vibranti, inseriti in scenari che alternano vive memorie dell’architettura e della pittura contemporanea, a rappresentazioni di mondi fantastici, una sorta di Ade cupa popolata da idoli cui viene sacrificata anche l’ultima parvenza di umanità.   Il mondo che vede la luce è una città popolata di svettanti grattacieli modellati su quelli di Gropius e Hood, sì che si genera una metropoli in cui le strade sembrano essere inesistenti (e quindi dove gli uomini non vivono e si muovono) e nelle quali tutto lo spazio è occupato dalle nuove costruzioni.   All’architettura espressionista si affianca quella futurista, su cui la prima si innesta, come risulta visibile dai dipinti di Crali e, in particolare, di Antonio Sant’Elia  sia nella sua Centrale elettrica sia nella Città futurista. E memoria futurista è anche la macchina per la clonazione di Maria, con le sue fasce circolari ordinate in una sezione cilindrica.

Metropolis torna a mostrare legami con l’espressionismo nella parte fantastica della sua scenografia, come risulta dalla costruzione del mostro alle cui fauci si accede da una scala, che unisce la memoria di due luoghi diversi di Cabiria (1914), film nel quale le due istanze primarie della corrente, il monumentalismo classico e l’invenzione fantastica, sono del tutto evidenti.     

Questi legami non sono presenti solo nei macroelementi, ma anche nei dettagli, come il volto e la pettinatura del robot, recente memoria, in realtà del volto di Louise Brooks, che aveva esordito nel cinema nel 1925, in The street of forgotten men, cui erano seguiti A social celebrity, It’s the old Army game e Love ’em and leave ’em: tutti film prodotti a New York, città scelta da Lang per il suo mondo superno. Il suo celeberrimo caschetto nero è quello che viene adottato dagli espressionisti in intensi volti di donna, in una influenza circolare nella quale è difficile stabilire le primogeniture.

Metropolis, in ogni caso, è un motore di icone ripetutamente citate: la megalopoli di Lang è il sicuro modello per di Blade Runner o di Quinto Elemento; e c’è una assoluta somiglianza tra la sua splendida robotrix e il dorato androide C-3PO, protagonista di Star Wars.

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